Fibrolisi Diacutanea: strumenti e trattamenti

Si parla di fibrolisi diacutanea quando si vuole identificare quella pratica che viene utilizzata nell’ambito dell’ortopedia, della fisiatria, della medicina sportiva e della fisioterapia, per trattare tessuti molli, fibrosi para e periarticolari, aderenze post-traumatiche e post-infiammatorie, nei casi in cui si verificano la presenza del dolore e una limitazione delle funzioni.

Attraverso l’utilizzo di fibrolisori, il trattamento delle situazioni morbose a carico di tessuti molli e nelle fibrosi pararticolari e periarticolari, si svolge per frammentare meccanicamente una cicatrice fibrosa. In poche sedute, quindi, grazie ai fibrolisori è possibile sfaccettare la superficie della cicatrice, che si presenta sotto varie forme, come noduli o aderenze fibrose.

La metodica per le fibrosi e il dolore

Questa tipologia di trattamento è utile a eliminare le tipiche aderenze delle cicatrici tissutali, con lo scopo di incrementare la mobilità delle fibre sottoposte a trattamento, che siano muscolari, legamentose, tendinee o capsulari. Di fatto viene ripristinato il microcircolo per superare l’infiammazione, acuta o cronica. La fibrolisi diacutanea appartiene al novero delle medicine manuali, che è stata introdotta negli anni ‘60, per il trattamento di patologie miofasciali, dal fisioterapista svedese Kurt Eckman; attraverso l’Europa, questa pratica ha pian piano preso piede anche in Italia, inserendosi a pieno diritto tra le terapie mediche già esistenti. Grazie al progresso e a numerosi studi clinici, nel corso del tempo si è assistito alla realizzazione di strumenti sempre più performanti nel trattamento dei dolori artromiofasciali, fino a rendere la fibrolisi diacutanea una metodica completa la quale, attuata da una serie di rotori puntiformi, può facilmente stimolare ogni superficie corporea, per favorirne il percorso di guarigione.

La fibrolisi efficace ai fini diagnostici

La fibrolisi si è dimostrata decisamente efficace anche ai fini diagnostici per localizzare le formazioni fibrose: l’utilizzo di strumenti particolari e creati ad hoc (i fibrolisori) permette l’esplorazione e la localizzazione di processi reattivi. Questi strumenti assomigliano a dei veri e propri ganci, realizzati in acciaio inox, di lunghezza diversa e che presentano speciali curvature: grazie alla loro particolare forma, si rendono idonei all’avvolgimento di qualsiasi parte del corpo, aderendovi perfettamente. La fibrolisi è una metodologia terapeutica, che richiede manualità e sensibilità, e che si suddivide in due fasi, quella diagnostica e quella dell’intervento manuale. Relativamente alla profondità della formazione fibrosa il terapista agisce in maniera differente.

Infatti, se la formazione fibrosa è localizzata superficialmente la si può comprimere agevolmente ed effettuare la fibrolisi con dei movimenti, se è localizzata in un settore muscolare profondo, vengono effettuate manovre decisamente più articolate. Le cicatrici possono essere nodulari oppure presentarsi come aderenze fibrose, lo scopo della fibrolisi è di frammentare meccanicamente, relativamente in poche sedute, il corpo fibroso, se non è possibile effettuare una frammentazione completa è possibile l’allontanamento del corpo fibroso dalle terminazioni irritate, non è escluso un riacutizzarsi del dolore, in seguito alla terapia, ma la sintomatologia tende a risolversi in poco tempo. Il processo di riassorbimento può durare mesi o, addirittura, non avvenire affatto: l’intervento della fibrolisi è mirato a stimolarlo o ad accelerarlo, con l’obiettivo precipuo di riportare il tessuto alla normalità.

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